Solidarietà a chi pensa ai più indifesi
Esprimo profonda solidarietà al medico anestesista, obiettore, che, stando alle recenti notizie, nei giorni scorsi all’ospedale milanese Niguarda, ha rifiutato di somministrare le cure antidolorifiche ad una donna che si era sottoposta ad aborto terapeutico. Solidarietà e vicinanza a tutti coloro che pensano al dolore di chi non ha voce per urlarlo ed a chi, a proprio modo e con passione, convinzione e caparbietà conduce la propria battaglia contro la strage degli innocenti e dei più indifesi.
(Nicoletta Locati)
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domenica 20 luglio 2008
martedì 4 dicembre 2007
Chi tocca i fili muore!
Chi tocca i fili muore!
I fili manovrati dal partito amerikano, dalla casta cosiddetta rossa, dal partito dei giudici. Clementina Forleo ne era ben consapevole e però, in totale solitudine, ha continuato a lottare e non si è arresa. Ed oggi il CSM la condannerà al trasferimento "per incompatibilità" ad altra sede e probabilmente ad altra funzione.
Porca puttana! Ieri la Vacca (absit...), membro laico in quota al Pdci, ha anticipato e manovrato la decisione sostenendo tra l'altro che dire "ho fatto il nome di D'Alema e per questo mi perseguitano" non è un sillogismo che può valere. "Questa non è una magistratura seria, e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi". Vorremmo ricordare a tal proposito i tanti, troppi magistrati che protetti dall'ineffabile Luciano Violante giocavano a fare gli eroi e a soggiogare mediaticamente la cosiddetta opinione pubblica...Ma tant'è. Una condanna annunciata, peraltro, dal Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli, l'ermellino che a dire di Ferdinando Imposimato avrebbe subito delle pressioni dall'alto per fottere la Forleo che aveva osato persino tirare in ballo il Pg di Milano Mario Blandini, sostenendo che costui le avrebbe riferito di una telefonata in Procura di D'Alema, preoccupato dai giudizi poco lusingleri espressi dal gip ambrosiano sui suoi compagni di partito.
Ma naturalmente Blandini ha smentito e Imposimato ha rettificato. L’ex eroico magistrato (da noi ricordato per avere, da Gi, chiesto il rivio a giudizio di Domenico Papalia, da lui ritenuto innocente, tanto da affidarlo al dibattimento processuale per vederlo assolto e che invece venne condannato all'ergastolo!) avrebbe precisato al CSM che fu la Forleo a sollecitare l'incontro e che lui le avrebbe prospettato soltanto delle ipotesi.
Sì, viviamo proprio il tempo della congiunzione di Giuda con Caino.
Comunque onore alla Forleo, entrata nel mirino della repressione da quando osò mandare assolti alcuni islamici accusati di terrorismo e da lei ritenuti invece dei patrioti in lotta contro l'invasore Usa/Israel.
(Paolo Signorelli)
I fili manovrati dal partito amerikano, dalla casta cosiddetta rossa, dal partito dei giudici. Clementina Forleo ne era ben consapevole e però, in totale solitudine, ha continuato a lottare e non si è arresa. Ed oggi il CSM la condannerà al trasferimento "per incompatibilità" ad altra sede e probabilmente ad altra funzione.
Porca puttana! Ieri la Vacca (absit...), membro laico in quota al Pdci, ha anticipato e manovrato la decisione sostenendo tra l'altro che dire "ho fatto il nome di D'Alema e per questo mi perseguitano" non è un sillogismo che può valere. "Questa non è una magistratura seria, e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi". Vorremmo ricordare a tal proposito i tanti, troppi magistrati che protetti dall'ineffabile Luciano Violante giocavano a fare gli eroi e a soggiogare mediaticamente la cosiddetta opinione pubblica...Ma tant'è. Una condanna annunciata, peraltro, dal Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli, l'ermellino che a dire di Ferdinando Imposimato avrebbe subito delle pressioni dall'alto per fottere la Forleo che aveva osato persino tirare in ballo il Pg di Milano Mario Blandini, sostenendo che costui le avrebbe riferito di una telefonata in Procura di D'Alema, preoccupato dai giudizi poco lusingleri espressi dal gip ambrosiano sui suoi compagni di partito.
Ma naturalmente Blandini ha smentito e Imposimato ha rettificato. L’ex eroico magistrato (da noi ricordato per avere, da Gi, chiesto il rivio a giudizio di Domenico Papalia, da lui ritenuto innocente, tanto da affidarlo al dibattimento processuale per vederlo assolto e che invece venne condannato all'ergastolo!) avrebbe precisato al CSM che fu la Forleo a sollecitare l'incontro e che lui le avrebbe prospettato soltanto delle ipotesi.
Sì, viviamo proprio il tempo della congiunzione di Giuda con Caino.
Comunque onore alla Forleo, entrata nel mirino della repressione da quando osò mandare assolti alcuni islamici accusati di terrorismo e da lei ritenuti invece dei patrioti in lotta contro l'invasore Usa/Israel.
(Paolo Signorelli)
mercoledì 14 novembre 2007
Meglio "terroristi" che borghesi
Meglio “terroristi” che borghesi
Da antico ultrà, da sempre conoscitore delle realtà legate alle Curve, mi piace porvi come motivo di riflessione l’articolo di Una Ultrà comparso su Rinascita del 13 novembre.
Mi ero ripromesso – dato il silenzio delle nostre Comunità su quanto è accaduto domenica 11 – di scrivere delle note estremamente dure quanto puntuali che si sarebbero aggiunte alle tante da me curate su uno speciale Osservatorio del periodico “Giustizia Giusta” ed in parte raccolte in un Quaderno (Verità sulle Curve), edito in occasione di un Convegno-Tavola Rotonda (La conquista affaristica del Territorio-Sport passa anche attraverso la “criminalizzazione” degli Ultras) tenuto a Roma il 18 marzo 2005.
Tutto noto, tutto chiaro e scontato pur non essendoci stato l’episodio della morte dell’ispettore Raciti, dato per ucciso da un tifoso catanese mentre è dimostrato (e ne ho dato ampia contezza in un articolo titolato “Amato dimettiti!”) che cadde a seguito di “fuoco amico”, come ormai la vulgata declama. Tra l’altro ho continuato più volte a chiedere che fine avesse fatto il fegato dell’ispettore, notoriamente scomparso per impedire pericolose perizie…
Tutto noto, tutto drammaticamente chiaro.
Un giovane ucciso in un Autogrill da una guardia che spara a braccio teso…Il silenzio delle istituzioni…E poi notizie false date per vere fatte filtrare attraverso i soliti portavoce televisivi…Ed un Osservatorio inutile composto da lacché strapagati…Sospensione sì sospensione no delle partite…E a Roma scoppia la guerriglia urbana…Assalto alle caserme delle guardie…
A questo punto l’attenzione è spostata da Arezzo ai comportamenti “terroristici” degli ultras: “nei salotti televisivi non si parla più della morte di un ragazzo, ma si punta l’indice contro i tifosi”. Il gioco è fatto? No, qualcosa si è rotto nell’ingranaggio degli oligarchi (per dirla con la nostra amica ultrà): rotto definitivamente. Nel momento in cui i tifosi superano in tutta Italia il senso di appartenenza alla loro squadra ed ai loro stessi riferimenti d’immagine politica e fanno fronte unito contro le guardie non c’è più Kipling che tenga. Figurarsi i corrotti rappresentanti delle cosche istituzionali.
Un’ultima considerazione. La vogliamo finire con la storia delle povere “forze dell’ordine”? Di quale Ordine e di quale Stato? Non il nostro. Guardiani servi dei camerieri delle banche! Io personalmente, poi, li ho conosciuti sempre scatenati contro di noi. Erano sempre lì a bastonarci. Ma talvolta venivano bastonati, come a Valle Giulia. Pronti ad arrestarci: godendo mentre ci massacravano. O no? Li ho visti ancora aggredire sotto Palazzo Chigi i malati di cancro che chiedevano di poter usare il protocollo Di Bella. Ed ancora picchiare a sangue gli allevatori rei di marciare con i loro trattori su Roma. Sempre usando il manganello all’inverso. Usando, cioè, il manico sui crani e sui volti delle loro vittime di turno (lo hanno fatto anche a Bergamo domenica scorsa, tanati impietosamente da Striscia!). Avete già dimenticato il massacro alla Diaz e a Bolzaneto? Oppure lì facevano bene perché si aveva a che fare con i “compagni”? Alberto Giaquinto giustiziato dal brigadiere della Digos Speranza con un colpo alla nuca…E Stefano Recchioni centrato in fronte dal capitano della “benemerita” Sivori. A braccio teso…
Basta. Lasciamo ai buoni borghesi indignarsi e difendere i poveri Servitori dello Stato. Lo ripeto: comunque meglio “terroristi” che miserabili.
E non s’inventino i Grandi Vecchi: i tifosi usano i simboli politici come elementi suggestivi di aggregazione, non sono eterodiretti da gruppi o da organizzazioni politiche rosse o nere.
(Paolo Signorelli)
Da antico ultrà, da sempre conoscitore delle realtà legate alle Curve, mi piace porvi come motivo di riflessione l’articolo di Una Ultrà comparso su Rinascita del 13 novembre.
Mi ero ripromesso – dato il silenzio delle nostre Comunità su quanto è accaduto domenica 11 – di scrivere delle note estremamente dure quanto puntuali che si sarebbero aggiunte alle tante da me curate su uno speciale Osservatorio del periodico “Giustizia Giusta” ed in parte raccolte in un Quaderno (Verità sulle Curve), edito in occasione di un Convegno-Tavola Rotonda (La conquista affaristica del Territorio-Sport passa anche attraverso la “criminalizzazione” degli Ultras) tenuto a Roma il 18 marzo 2005.
Tutto noto, tutto chiaro e scontato pur non essendoci stato l’episodio della morte dell’ispettore Raciti, dato per ucciso da un tifoso catanese mentre è dimostrato (e ne ho dato ampia contezza in un articolo titolato “Amato dimettiti!”) che cadde a seguito di “fuoco amico”, come ormai la vulgata declama. Tra l’altro ho continuato più volte a chiedere che fine avesse fatto il fegato dell’ispettore, notoriamente scomparso per impedire pericolose perizie…
Tutto noto, tutto drammaticamente chiaro.
Un giovane ucciso in un Autogrill da una guardia che spara a braccio teso…Il silenzio delle istituzioni…E poi notizie false date per vere fatte filtrare attraverso i soliti portavoce televisivi…Ed un Osservatorio inutile composto da lacché strapagati…Sospensione sì sospensione no delle partite…E a Roma scoppia la guerriglia urbana…Assalto alle caserme delle guardie…
A questo punto l’attenzione è spostata da Arezzo ai comportamenti “terroristici” degli ultras: “nei salotti televisivi non si parla più della morte di un ragazzo, ma si punta l’indice contro i tifosi”. Il gioco è fatto? No, qualcosa si è rotto nell’ingranaggio degli oligarchi (per dirla con la nostra amica ultrà): rotto definitivamente. Nel momento in cui i tifosi superano in tutta Italia il senso di appartenenza alla loro squadra ed ai loro stessi riferimenti d’immagine politica e fanno fronte unito contro le guardie non c’è più Kipling che tenga. Figurarsi i corrotti rappresentanti delle cosche istituzionali.
Un’ultima considerazione. La vogliamo finire con la storia delle povere “forze dell’ordine”? Di quale Ordine e di quale Stato? Non il nostro. Guardiani servi dei camerieri delle banche! Io personalmente, poi, li ho conosciuti sempre scatenati contro di noi. Erano sempre lì a bastonarci. Ma talvolta venivano bastonati, come a Valle Giulia. Pronti ad arrestarci: godendo mentre ci massacravano. O no? Li ho visti ancora aggredire sotto Palazzo Chigi i malati di cancro che chiedevano di poter usare il protocollo Di Bella. Ed ancora picchiare a sangue gli allevatori rei di marciare con i loro trattori su Roma. Sempre usando il manganello all’inverso. Usando, cioè, il manico sui crani e sui volti delle loro vittime di turno (lo hanno fatto anche a Bergamo domenica scorsa, tanati impietosamente da Striscia!). Avete già dimenticato il massacro alla Diaz e a Bolzaneto? Oppure lì facevano bene perché si aveva a che fare con i “compagni”? Alberto Giaquinto giustiziato dal brigadiere della Digos Speranza con un colpo alla nuca…E Stefano Recchioni centrato in fronte dal capitano della “benemerita” Sivori. A braccio teso…
Basta. Lasciamo ai buoni borghesi indignarsi e difendere i poveri Servitori dello Stato. Lo ripeto: comunque meglio “terroristi” che miserabili.
E non s’inventino i Grandi Vecchi: i tifosi usano i simboli politici come elementi suggestivi di aggregazione, non sono eterodiretti da gruppi o da organizzazioni politiche rosse o nere.
(Paolo Signorelli)
martedì 6 novembre 2007
Robin Hood non piace più
Robin Hood non piace più
Secondo le più moderne tecniche di marketing, così pensano alcuni, la romantica leggenda di Robin Hood non può più rappresentare simbolicamente la città di Nottingham, proiettata verso una dimensione mondiale di business area, città d’affari, secondo lo studio pubblicitario commissionato dal municipio stesso.
Che le moderne banche d’affari e la comunità finanziaria internazionale siano a rischio di immagine nell’essere rappresentate dall’arciere di Sherwood è comprensibile, un po’ meno chiara si presenta la moralità dei soggetti in questione, specie dopo gli ultimi anni non proprio esemplari per corretta trasparenza e legalità delle azioni condotte in porto.
Ma questi sono i tempi, e le storie con un’anima lasciano il campo alla razionale condotta economica degli individui, pena l’esclusione dal “ giro che conta”.
Qualcuno però potrebbe prendersi a cuore le sorti di diverse figure relegate nelle soffitte dei ricordi, oltre a Robin Hood penso a Zorro, Corto Maltese, e diversi altri.
Tutte figure fuori dal tempo e però sempre attuali per quello che attiene il desiderio di un mondo meno pervaso dalla finanza e più attento ai sentimenti quotidiani.
Un mondo, fantastico nelle sue intenzioni se rapportato alla realtà odierna, nel quale alla fine della storia un briciolo di fantasia riesce a spuntarla sull’aridità dei numeri, a maggior ragione quando questi sono sempre e comunque in mano ai soliti noti…
(Davide Musarra)
Secondo le più moderne tecniche di marketing, così pensano alcuni, la romantica leggenda di Robin Hood non può più rappresentare simbolicamente la città di Nottingham, proiettata verso una dimensione mondiale di business area, città d’affari, secondo lo studio pubblicitario commissionato dal municipio stesso.
Che le moderne banche d’affari e la comunità finanziaria internazionale siano a rischio di immagine nell’essere rappresentate dall’arciere di Sherwood è comprensibile, un po’ meno chiara si presenta la moralità dei soggetti in questione, specie dopo gli ultimi anni non proprio esemplari per corretta trasparenza e legalità delle azioni condotte in porto.
Ma questi sono i tempi, e le storie con un’anima lasciano il campo alla razionale condotta economica degli individui, pena l’esclusione dal “ giro che conta”.
Qualcuno però potrebbe prendersi a cuore le sorti di diverse figure relegate nelle soffitte dei ricordi, oltre a Robin Hood penso a Zorro, Corto Maltese, e diversi altri.
Tutte figure fuori dal tempo e però sempre attuali per quello che attiene il desiderio di un mondo meno pervaso dalla finanza e più attento ai sentimenti quotidiani.
Un mondo, fantastico nelle sue intenzioni se rapportato alla realtà odierna, nel quale alla fine della storia un briciolo di fantasia riesce a spuntarla sull’aridità dei numeri, a maggior ragione quando questi sono sempre e comunque in mano ai soliti noti…
(Davide Musarra)
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