domenica 7 settembre 2008

LA BALLATA DEI SUICIDI

LA BALLATA DEI SUICIDI

LA BALLATA DEI SUICIDI

Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a Te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare,
quando verrà al Tuo cielo,
là dove in pieno giorno risplendono le stelle.

Fabrizio De Andrè


Una lunga, interminabile teoria di morti si snoda lungo i sentieri maledetti che segnano le cronache giudiziarie della Colonia Italia. Dove i suicidi in carcere si coniugano con i “suicidati”, senza che i paletti di confine, tra chi muore di carcere ed in carcere e chi invece fuori delle mura infami sceglie di farla finita, siano ben segnalati. Talvolta c’è chi sceglie per lui. Recitando poi omelie funebri o cianciando cialtronescamente di vie della fuga.

Ricordate l’Uomo di Montenero di Bisacce? “Questa storia dei suicidi a orologeria sta assumendo i toni dell’estremo ricatto verso la giustizia da parte di chi, dovendo risponderle, preferisce uccidersi anziché affrontarla”.

Certo. Io mi uccido per fare dispetto al mio inquisitore e per sfuggire a qualche eventuale anno di galera…Io mi tolgo la vita per non affrontare la “giustizia”…Così la frego e creo un precedente da ”emulare”. Suicidi a orologeria? Solo uno psicopatico può sostenere bestialità di tal fatta. Uno psicopatico che, oltretutto, si è reso colpevole della morte di imputati ancorché innocenti. E che poi, quando toccò a lui, mollò la toga e si rifugiò nella politica. Sul Mugello, terra di compagni di merende. Sfruttando la galera (con tanto di corollario di suicidi) che aveva regalato ai nemici degli amici sempre politically corrects e quindi liberi di fottere la legge.

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