domenica 7 settembre 2008

il molisano

Lodi poco lodevoli, referendum improbabili e demagogia populistica: questo è ormai lo stato “molisano” della giustizia.

In uno scenario dove fomelicamente e famelicamente si agitano le ciurmaglie raccogliticce di servi, allevate nelle segreterie dei partiti ed inviate a gestire il potere in nome e per conto dei loro padroni, è facilmente dato imbattersi in personaggi che senza vergogna alcuna recitano la parte dei difensori dei diritti del Popolo.

Uno su tutti: quel Ninì Di Pietro che con il suo linguaggio rozzo ed incomprensibile si erge a fustigatore degli altrui vizi dimenticandosi delle sue innumerevoli private “virtù”. Lui che in una lettera scritta(gli) all’ accumulatore di danaro Beppe Grillo si richiama allo “spegnersi della coscienza, della morale e dell’etica” senza mai, naturalmente, fare menzione ai suoi “innumerevoli processi” di cui vi è traccia sulle carte della profana giustizia e su quelle di un altrettanto profano Parlamento.

Eppure c’è chi guarda all’Uomo di Montenero di Bisacce come ad un taumaturgo capace di sconfiggere il malcostume berlusconiano e di ridare al Paese una dimensione etica espropriatagli dai tenutari del potere. Che a ben guardare rimane ben saldo nelle mani della Casta giudiziaria - e liberale e finto progressista – di cui Di Pietro si fa portabandiera: da quando andò sul Mugello a fare il “compagno di merende” di un riconoscente D’Alema per sfuggire ad un non improbabile arresto.

Eppure tra coloro che si avvicinano a Di Pietro per appoggiare la raccolta delle firme per un improbabile (è già slittato al 2110) referendum troviamo sedicenti antagonisti che guardano ad un impudente molisano come ad un salvatore della Patria. Quale Patria? Quella in cui la legge viene quotidianamente stuprata dagli uomini delle Caste? Quella in cui un “pentito” come Giuliano Amato viene disinvoltamente riciclato dall’ex duro e puro Gianni Alemanno?

La facciano finita costoro: che almeno l’Estetica sia salva.

Paolo Signorelli

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