domenica 23 settembre 2007

E intanto gli innocenti muoiono

E intanto gli innocenti muoiono

L’uomo si pensa scaltro ma è miseramente stolto. Generare figli garantendone il futuro, tutelare l’ambiente in cui vivere, due concetti semplici e vitali per la prosecuzione della nostra specie. Tuttavia, è da chiedersi se il genere umano, per mancanza di volontà e per egoistica noncuranza, sarà destinato ad estinguersi.
Certo, perché gli uomini, dediti appassionatamente e bramosamente a perseguire e garantire futilità e, soprattutto, soluzioni fittizie ai problemi, sbagliano la scelta degli obiettivi.
Ci si soffermi sul primo concetto, quello della procreazione. In nessuna occasione, come al contrario avviene in questo ambito, l’uomo riesce ad esprimere tutta la propria spregevolezza. Con giustificazioni di comodo e paradossale incoerenza, definisce “diritto” l’atto di interruzione volontaria di gravidanza, atto che altro non è che omicidio volontario perpetrato nei confronti di una creatura innocente. Detto questo, ciò che non si riesce a capire è perché sia lecita, socialmente accettata e persino regolamentata, l’uccisione di un essere umano indifeso ed innocente, solamente non ancora nato, il cui battito cardiaco è chiaramente udibile e rilevabile dopo appena trenta giorni dal suo concepimento e suscita, invece, riprovazione e turbamenti di coscienza ipotizzare di privare della vita un individuo adulto, autore, per giunta cosciente, di un grave reato. Ingiusto e mostruoso. Come se non bastasse, anziché cercare di rendere sempre più complesso il percorso e disincentivare la pratica, si introduce la cosiddetta pillola abortiva RU486, che semplifica e liberalizza l’interruzione volontaria di gravidanza.
Urge quanto mai una rivoluzione culturale, con la quale sovvertire l’ordine dei valori e modificare la scelta delle priorità e degli obiettivi: la vita genera futuro, conservazione e, certamente, non è la vita di innocenti e di silenziosi indifesi che va interrotta.
E poi, lo scenario appare quanto mai desolante e drammatico, se si pensa con quale frequenza vengono perpetrate violenze, consumati abusi e commesse uccisioni di minori. Scalpore, commozione immediata, dopo averne appresa notizia, e tutto viene affidato ad un sistema normativo e sanzionatorio crudelmente troppo indulgente. In questo senso, e per la gravità del fatto, riprovevole senza limiti a livello morale, e perché la vittima rappresenta per il genere umano proprio la possibilità che gli è data di continuità e di conservazione, venendosi a configurare così l’ipotesi di crimine contro l’umanità, risulta necessario punire il responsabile con pene esemplari, includendo la pena capitale.
Uno Stato non può dirsi civile se applica la pena di morte? Non lo è nemmeno quello che non pone tra le proprie priorità la tutela di indifesi e di innocenti e che non persegue nella maniera più severa chi priva questi della vita.
(Nicoletta Locati)






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